Autostima e assertività

 

 

 

Autostima e assertività

 

La qualità delle prime relazioni durante l’infanzia è alla base dell’autostima.
Un ambiente caloroso e accudente, ci permette di sviluppare fiducia in noi stessi, impariamo a relazionarci con gli altri e ad interagire con l’ambiente esterno in modo adeguato. Invece, un ambiente affettivamente povero alimenta il senso di inadeguatezza e di inferiorità: temiamo di non essere all’altezza delle situazioni e di deludere le aspettative altrui. Nel corso della vita, possiamo migliorare la nostra autostima, soprattutto se abbiamo la possibilità di vivere rapporti autentici e paritari, in contesti sani.
L’assertività è la capacità di affermare le nostre convinzioni, pensieri ed emozioni, attraverso un comportamento che tenga conto del contesto di vita, influisce positivamente sull’autostima e ci permette di rispondere alle critiche manipolative.

 

 

Critiche manipolative: che cosa sono e come riconoscerle

 

Le critiche manipolative provengono da persone con cui abbiamo un rapporto di affetto o di lavoro: il nostro impegno è valutato insufficiente, le nostre scelte sono ritenute sbagliate. Ci mettono in imbarazzo, ci sentiamo incompetenti, ignoranti, in colpa. Ci feriscono, perché mettono in dubbio il nostro valore, anzichè essere una valutazione delle qualità delle nostre azioni: 

 

  • si rivolgono a noi come persona, anziché al nostro comportamento: “sei irresponsabile” anziché “ti comporti da irresponsabile in quella situazione”;
  • colpiscono un punto debole: ad esempio, “quello che indossi sottolinea i tuoi difetti”, rinforzando la scarsa fiducia nel nostro aspetto fisico;
  • sono una generalizzazione: “non mi capisci mai”, oppure “arrivi sempre in ritardo”, l’incomprensione legata a uno specifico fatto viene estesa a qualunque situazione;
  • ostacolano o interrompono la nostra strategia di difesa: l’altra persona copre la nostra voce, fa riferimento a errori che non c’entrano con l’oggetto della discussione, finge di ignorarci;
  • ingigantiscono l’errore: l’altro probabilmente si è accorto che ci critica per qualcosa di poco conto, ma continua imperterrito.

 

Se reiterate nel tempo, queste critiche sono pericolose perché possono indurci a credere che chi ci critica in fondo ha ragione.

 

 

L’assertività come strategia di difesa

 

Quando riceviamo critiche manipolative o “distruttive”, possiamo ricorrere ad alcune strategie che sono utili sia nella vita privata, sia sul posto di lavoro, dove la reazione emotiva rischia di offuscare le nostre reali competenze. Invece è opportuno:

 

  • non perdere di vista l’oggetto della critica, ribadire la propria posizione senza lasciarsi trascinare in una discussione più ampia e generica. Ad esempio: “non sei capace a rifare il letto” rischia di trasformarsi in “la casa è sempre in disordine”;
  • dobbiamo essere sicuri di quello che vogliamo dire, altrimenti meglio lasciare perdere. Un’argomentazione piena di “forse…se non ricordo male…probabilmente…” può essere controproducente;
  • ammettiamo i nostri errori: la discussione dura poco, raffredda il clima e può offrire un’immagine di noi positiva e responsabile;
  • chiedere informazioni sulla critica, ad esempio: “Che cosa ti fa pensare che…”, così l’interlocutore sarà invitato ad analizzare la questione. E’ una strategia utile anche nel caso di una critica costruttiva perché mostra ad entrambi un altro punto di vista altrettanto valido;
  • evidenziare che non c’è una connessione logica nella critica, ad esempio: “Se non sai cucinare, allora non ti sposerai mai”;
  • disarmare l’aggressività: impariamo a sottrarci alla carica aggressiva di chi ci critica, sdrammatizziamo, oppure aiutiamo l’altro a riflettere sull’inutilità della propria irruenza. Se ciò lo fa infuriare ancora di più, forse è meglio lasciar perdere.

Teniamo a mente che il nostro obiettivo non è indurre cambiamenti nell’altra persona, ma migliorare la nostra autostima e affrontare le  situazioni difficili con maggiore serenità. Non esiste un manuale per imparare ad essere assertivi, però possiamo “esercitarci” ad affrontare certi momenti delicati della vita; tipicamente sul posto di lavoro questo può accadere di frequente.

 

 

Autostima e immagine di sé

 

Qunado l’assertività non è sufficiente per gestire le situazioni, ma rispondiamo aggressivamente oppure subiamo silenziosamente, vuol dire che la bassa autostima ha radici profonde in esperienze lontane, all’interno di relazioni di attaccamento poco accudenti e “fredde”.
In effetti, le fobie hanno origine proprio in schemi relazionali in cui non ci si sentiva all’altezza, nonostante ogni sforzo. Nel corso della vita abbiamo “dimenticato” il vissuto di inadeguatezza e il senso di colpa per la mancanza di riconoscimento del nostro valore. Però ci “rimane “addosso” la paura intensa e immotivata di parlare in pubblico, ad esempio, o la paura di stringere relazioni sociali per il timore di essere giudicati.
E se ancora oggi ci identifichiamo con l’immagine svalutante che gli altri hanno di noi, vuol dire che vissuti di colpa, risentimento e rabbia richiedono di essere affrontati per imparare a gestire l’ansia eccessiva di fronte alle richieste del contesto.

 

 

Bibliografia

 

Bowlby J., Attaccamento e perdita, vol. I, , Bollati Boringhieri, Torino, 1972

Giannantonio M., Boldoroni A. L., Autostima assertività e atteggiamento positivo, Ecomind, Salerno, 2007

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